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  • Banco delle Opere di Carità

     

    Comunicazione ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 1, lettera a) del regolamento (UE) 1060/2021.

    La presente organizzazione senza scopo di lucro Gr. Car. Parrocchia Beata Maria Vergine Immacolata di Lourdes partecipa al Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla povertà 2021- 2027, Priorità 3 “Contrasto alla deprivazione materiale – Sostegno agli indigenti a titolo dell’obiettivo specifico di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera m), del Regolamento FSE+”, Obiettivo Specifico (ESO.4.13), Azione di contrasto alla Povertà alimentare (PN Inclusione) in qualità di Organizzazione partner Territoriale (OpT) associata alla Organizzazione partner Capofila (OpC) Banco delle Opere di Carità ETS nell’anno 2025, ha sostenuto n.76 persone in condizione di grave deprivazione attraverso l’erogazione di aiuti alimentari e misure di accompagnamento, per un totale di beni distribuiti pari a 6222,25332 Kg di alimenti di cui n. 410 pacchi alimentari finanziati dal PN Inclusione.

  • Avviso Programma Parrocchiale fino al 15 marzo 2020

     

    AVVISI 

     

     

    • Dovendo adempiere alle indicazioni del Governo e alle indicazioni dei Vescovi, fino al 15 marzo, salvo proroghe, siamo costretti per una maggiore tutela della salute personale e comunitaria, a sospendere diverse attività:

     

    • Il catechismo dei bambini, dei ragazzi e degli adulti;
    • Le attività di oratorio;
    • I gruppi giovanissimi, giovani e pensionati;
    • Il gruppo ministranti, la corale parrocchiale;
    • Le benedizioni pasquali delle famiglie,
    • La preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo del martedì sera;
    • Inoltre, le acquasantiere saranno vuote, non ci si scambierà il segno della pace durante le Celebrazioni e la Comunione sarà possibile riceverla solo sulle mani. A tal proposito si ricorda che l’Eucarestia va consumata davanti al ministro.

     

    Restano invece invariate, secondo calendario e orari:

    • Le sante Messe feriali e festive;
    • L’adorazione Eucaristica del martedì e quella del giovedì;
    • La Via Crucis del Venerdì subito dopo la Santa Messa delle ore 18.30.

     

    In questo tempo, siamo chiamati a collaborare con maggiore responsabilità, evitando inutili allarmismi, attuando le indicazioni del Ministero della Salute.

     


  • 5 per Mille Al nostro oratorio

    Carissimi,
    Dal prossimo 5 maggio 2020 saremo chiamati alla dichiarazione dei redditi e, per molti, del modello 730.

    Come ogni anno vi chiediamo, se lo desiderate, di poter sostenere con la donazione del 5 x 1000 il nostro oratorio parrocchiale, che come Associazione APS (Associazione di Promozione Sociale) si occupa di offrire ai nostri bambini un tempo e un “luogo” di incontro educativo, di crescita insieme e di svago.

    Ben sapete che la nostra Associazione Oratorio ogni anno fa richiesta di affiliazione alla associazione nazionale #noiassociazione per ottenere così diversi benefici, oltre che ottenere una copertura assicurativa in tutte le sue attività.

    Ma tanti sono i progetti e i desideri che l’oratorio desidera realizzare per e con i nostri bambini e ragazzi. Per fare ciò i nostri educatori hanno bisogno della vostra presenza e collaborazione.

    Donare il 5 x 1000 è uno dei segni di questa presenza e collaborazione fattiva, affinché si possa fare sempre di più e meglio!

    Donare il 5 x 1000 non costa nulla, anzi è un diritto poter scegliere a chi lo si vuole indirizzare e così sostenere ciò che si ha a cuore.

    È semplicissimo donare il 5 x 1000: basta dire al proprio CAAF o fiscalista o ragioniere, che il proprio 5 x 1000 lo si vuole donare all’Associazione “Oratorio BMV Immacolata di Lourdes” e comunicando il seguente codice fiscale dell’associazione 95195400635.

    Confidiamo nel vostro sostegno e vi chiediamo di condividere con quante più persone potete tale richiesta di sostegno.

    Se conoscete, inoltre, fiscalisti che potrebbero darci una mano nella raccolta del 5 x 1000, pubblicizzate tale adesione.

    Vi ringraziamo dal profondo del nostro cuore per ciò che farete!

    Gli educatori tutti e il parroco

    GRAZIE!

  • Oratorio

    Sabato 10 ottobre

    dalle 15.45 alle 18.00

  • DOMENICA: IL “GIORNO DEL SIGNORE”

     

    Il giorno stesso della Risurrezione, mentre gli Apostoli, ancora timorosi, si trovano riuniti nel luogo dove avevano cenato con Gesù la sera prima della sua passione e morte, ecco che egli – entrando a porte chiuse – appare in mezzo a loro e li saluta: «Pace a voi!». Queste parole sono molto più di un saluto: sono il dono della pace che Gesù aveva promesso. Gli apostoli, però, sono così stupiti da non riuscire a credere d’avere davanti il loro Maestro risorto e vivo. Gesù, per dissipare il loro timore e vincere la loro incredulità, chiede qualcosa da mangiare e prende cibo alla loro stessa mensa. È proprio Lui, realmente morto e realmente risorto; non è un fantasma, non è presente solo nel ricordo dei discepoli, ma presente con la sua persona reale, in carne ed ossa. Manca però l’apostolo Tommaso, il quale non crederà alla notizia data dagli altri.
    Otto giorni dopo – sempre il primo giorno della settimana – Gesù appare ancora ai suoi discepoli che hanno già preso la bella consuetudine di riunirsi per “fare memoria” di Lui, e in tale occasione c’è anche Tommaso che, vedendo le piaghe del Maestro, fa la sua solenne professione di fede, con un atto di profonda adorazione: «Mio Signore e mio Dio!».
    Fin dalla nascita della Chiesa questo giorno diventa il “Dies Domini”, il giorno del Signore: la “Domenica”. È detto primo giorno della settimana e nello stesso tempo l’ottavo giorno, con due diverse e complementari sfumature di significato. È il primo giorno, perché in esso Cristo è risorto e, grazie alla vittoria da Lui riportata sul peccato e sulla morte, ha inizio una nuova creazione, il rinnovamento dell’umanità.
    Questo giorno è perciò da dedicare in modo del tutto speciale al Signore, affermando così che egli tiene il primo posto nella nostra vita e che proprio da Lui attingiamo la forza per affrontare il cammino e le fatiche di tutti gli altri giorni.
    La domenica è pure considerata l’ottavo giorno, in quanto è il giorno della “pienezza”, del “compimento”, giorno che già prefigura e anticipa su questa terra di esilio e di pellegrinaggio la gioia della vita eterna, in cielo.
    Dopo l’ascensione, la presenza di Gesù fra i suoi discepoli non è più fisica, ma sacramentale, e tale rimane anche per noi, oggi. Ogni Santa Messa contiene e rende presente tutto intero il mistero pasquale: dalla sera dell’ultima cena fino alla fine dei tempi, Gesù continua realmente a sacrificarsi e a darsi a noi come pane di vita. Se ogni S. Messa può giustamente essere detta “Pasqua quotidiana”, la S. Messa domenicale è in modo particolare una celebrazione pasquale: è la “Pasqua settimanale”; è il giorno del nostro incontro con Gesù risorto ed è quindi anche il giorno della nostra risurrezione insieme con Lui, poiché si rinnova la grazia battesimale della nostra rigenerazione a figli di Dio.
    La Messa si compone di due parti: la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica. Il legame tra di esse è molto stretto; infatti Gesù è tanto Verbo – Parola – di Dio quanto Pane di vita. Nella liturgia della Parola, i passi dell’Antico e del Nuovo Testamento sono scelti e disposti in modo tale da farci ripercorrere nell’arco dell’anno liturgico l’intera storia della salvezza. Fa parte della liturgia della Parola anche l’omelia del sacerdote celebrante che spiega con parole sue, ma sempre in nome del Signore e illuminato dallo Spirito Santo, il significato delle letture ascoltate, e aiuta anche ad attualizzarle.
    Venendo a conoscere i “mirabilia Dei”, le opere meravigliose compiute da Dio in nostro favore, l’assemblea dei fedeli risponde alla Parola di Dio rinnovando la propria professione di fede (il Credo) e apre il cuore alla preghiera e all’accoglienza.
    La Liturgia eucaristica inizia con la presentazione delle offerte al Padre. Il pane e il vino sono doni di Dio ed insieme frutto del nostro lavoro; essi rappresentano tutte le nostre fatiche, le nostre speranze, le nostre pene e le nostre gioie; rappresentano anche tutta la creazione che, avendo subito le conseguenze del peccato originale, ora viene essa pure resa partecipe della salvezza (cf. Romani 8).
    Dopo l’offertorio, ecco che si ripete il grande evento: nella persona del sacerdote è Gesù stesso che è presente e rinnova, in modo misterioso ma vero, il suo sacrificio redentore. Egli patisce, muore per noi e risorge. È lui che ancora dice: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue». Il pane di vita è lì, pronto per noi: se ce ne nutriamo, entriamo in comunione con Gesù e, tramite Lui, con il Padre e con i fratelli.
    È evidente, dunque, che per i cristiani non c’è azione più grande della S. Messa. In essa ci sono tesori più preziosi di tutti i beni della terra. In essa c’è già il Paradiso, perché c’è il Signore. Noi siamo come dei poveri mendicanti che ricevono l’invito a partecipare al banchetto nuziale di un re. In quanto poveri, non possiamo certo fare grandi doni, eppure non dobbiamo presentarci a mani vuote! Che cosa porteremo dunque? Il nostro cuore, noi stessi come dono. Porteremo, cioè, il nostro amore, i nostri desideri, i nostri sacrifici; porteremo – facendole nostre – le sofferenze e le attese di tutti gli uomini; porteremo tutto ciò che ci rattrista e tutto ciò che è per noi fonte di gioia. Unendoci all’offerta di Gesù, offriremo tutto al Padre, affinché anche il male si trasformi in grazia, e il bene sia a sua gloria e a salvezza del mondo intero.
    In questo modo noi diciamo a Dio il nostro “sì” di figli obbedienti e il nostro “grazie” di figli riconoscenti per tutto quello che sperimentiamo nella nostra quotidiana esistenza.
    Se crediamo che la domenica è il giorno della festa perché è il giorno del Signore, anche durante i giorni feriali avremo sempre – come gli apostoli e i primi cristiani –il pensiero e il cuore protesi a tale giorno, così come si pensa con gioia e quasi con impazienza al giorno dell’appuntamento con una persona cara.
    Ogni mattina, incominciando la nostra giornata, dovremmo ricordarci che la nostra vita può assumere l’alto valore di essere un’offerta da presentare all’altare del Signore. Allora certamente una luce nuova illuminerà la nostra esistenza e faremo volentieri anche le cose più faticose o di routine; saremo, anzi, contenti di avere l’occasione di riportare qualche bella vittoria su noi stessi, correggendo qualche difetto, dicendo “no” agli impulsi istintivi e peccaminosi, e soprattutto superando l’egoismo, per far prevalere l’amore di Dio e del prossimo. Avviene così la nostra umile partecipazione alla Passione di Cristo per risorgere a vita nuova.
    Vivificato dalla partecipazione alla S. Messa, la domenica, giorno di festa per stare con il Signore, diventa anche giorno di gioia per incontrarsi con i fratelli. È un modo di incontrarsi non banale e mondano, ma serio e insieme lieto e costruttivo, tale da rendere testimonianza di quella “diversità” di cui i cristiani dovrebbero essere caratterizzati in una società materialistica, spesso chiusa ai valori trascendenti della vita: «L’assemblea eucaristica domenicale – si legge nella lettera apostolica Dies Domini – è un evento di fraternità… Se la partecipazione all’Eucaristia è il cuore della domenica, sarebbe tuttavia limitativo ridurre solo ad essa il dovere di “santificarla”. Il giorno del Signore è infatti vissuto bene3 se è tutto segnato dalla memoria grata e operosa dei gesti salvifici di Dio. Questo impegna ciascuno dei discepoli di Cristo a dare anche agli altri momenti della giornata – vita di famiglia, relazioni sociali, momenti ricreativi – uno stile che aiuti a far emergere la pace e la gioia del Risorto nel tessuto ordinario della vita» (nn. 44. 52).
    La domenica dovrebbe perciò essere davvero «una porta ampiamente aperta verso il cielo, al fine di lasciar penetrare in noi la luce e la forza di tutta una settimana» (Edith Stein).

  • IN PELLEGRINAGGIO DI CONVERSIONE BEATA VERGINE MARIA DI LOURDES

    IN PELLEGRINAGGIO DI CONVERSIONE BEATA VERGINE MARIA DI LOURDES

    di A.M. Canopi osb

    11 febbraio

    Celebriamo oggi la memoria della Beata Vergine di Lourdes, da alcuni anni vissuta come giornata di preghiera per tutti i malati. Lourdes è infatti una manifestazione della misericordia di Dio e della sua compassione per l’umanità debole e sofferente. La presenza di Maria quale Madre pietosa che si china sui figli malati nel corpo e nello spirito, ha un ruolo fondamentale. Come alle nozze di Cana, ella è colei che vede le necessità degli uomini ese ne fa carico per presentarle a Gesù, perché egli intervenga con la sua potenza salvifica. Tutti i miracoli di Lourdes sono compiuti dal Signore per intercessione di questa buona Madre che Dio stesso ci ha messo vicino. Con la sua materna premura, in ogni tempo e in molti luoghi, Maria ci fa sperimentare anche sensibilmente la sua presenza, ma sempre per manifestarci la continua presenza di Cristo in mezzo a noi. Dove è Gesù, là c’è anche Maria, che lo precede come l’aurora annunzia il giorno. Maria ci aiuta a riconoscere la gratuità della salvezza che riceviamo da Dio; ci fa comprendere che siamo tutti preziosi ai suoi occhi, nonostante la nostra piccolezza e le nostre miserie. Vedendo Bernardetta, che era veramente povera e “ignorante”, alcuni sono stati a tal punto affascinati dalla sua semplicità e bellezza spirituale da affermare: «E nonostante sia povera, povera come lo era nostro Signore in terra, è su questa ragazza che Maria ha messo gli occhi, preferendola a tante altre ricche, le quali, in questo momento, invidiano la sorte di colei che avrebbero guardato con disprezzo, e invece si reputano felici di poterla abbracciare e di poterle stringere la mano» (LAURENTIN, Bernardetta vi parla, EP, pp. 106-107). Tutte le nostre debolezze e infermità non sono un ostacolo per Dio. Al contrario egli opera su di esse non solo per guarirci e salvarci, ma per renderci a nostra volta strumenti di salvezza; non soltanto per farci oggetto della sua compassione e della sua misericordia, ma per farci diventare, a nostra volta, con la sua grazia, capaci di avere compassione verso gli altri e di sostenerli nelle loro prove. Lourdes ci mostra al vivo la legge della carità. Chi vi è stato in pellegrinaggio, racconta sempre con commozione d’aver visto che gli ammalati fanno a gara per aiutarsi tra di loro, soprattutto nella preghiera. Tanti, recatisi perché portatori di malattia, giunti là, intercedono innanzitutto per gli altri, per tutti coloro che vedono più poveri e afflitti, per l’umanità intera. E questo è forse il più grande miracolo, perché segna il passaggio da una vita attenta a sé ad una vita protesa agli altri. Per provvidenziale volontà di Dio, con le apparizioni di Maria a Lourdes si è aperta per l’umanità sofferente una sorgente di consolazione. Quante persone, tornando dal loro pellegrinaggio, possono testimoniare che si è avverata la promessa fatta da Dio per bocca del Profeta: «Come una madre consola un figlio /così io vi consolerò; / in Gerusalemme sarete consolati. / Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, / le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca» (Is 66,13-14)! Ma la vera consolazione è frutto della conversione. La “donna” apparsa a Bernardetta le rivela segreti che riguardano tutti i figli di Dio, tutti gli uomini; le rivela che il divino disegno di salvezza universale passa attraverso la penitenza, la preghiera, la carità, la sofferenza vissuta con amore e generosamente offerta insieme al sacrificio di Cristo. Racconta santa Bernardetta: «Mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un po’ d’acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei berla…» (dalla lettera a P: Gondrand, a. 1861). Questi particolari sono molto significativi per la vita spirituale. La Madonna fa scaturire la sorgente dell’acqua benedetta solo dopo che Bernardetta ha scavato a lungo con le mani. Similmente il Signore vuol far scaturire dal nostro cuore, dalla nostra terra arida, una sorgente d’acqua viva che zampilla per la vita eterna. Perché questo avvenga, occorre però che noi ci disponiamo a “scavare” nella nostra coscienza, accettando docilmente la fatica della conversione. Quindi occorre che mettiamo in pratica la sua Parola, che accogliamo con mitezza la divina volontà. Il Signore, infatti, ci chiede di fare un cammino di fede e di riconciliazione per diventare uomini e donne di pace. La fonte d’acqua che sgorga dalla grotta di Lourdes non è dunque soltanto un elemento terapeutico e taumaturgico per le malattie del corpo, ma anche e ancor più un richiamo alla conversione per guarire le malattie dello spirito. Lourdes è un segno della misericordia di Dio, uno dei tanti segni che ci sono dati, affinché arriviamo a credere di più, ad amare di più, a confidare di più nel Signore, a conformarci a Lui nella santità. E la santità consiste nel vivere Cristo , come fece Maria, sua e nostra Madre. San Paolo nella lettera ai Colossesi dice: «La realtà è Cristo» (Col 2,17). Se noi crediamo nel Signore, tutte le situazioni dell’esistenza umana, tutto ciò che accade e che ci circonda è visto in un modo nuovo; la fede ci fa intuire che tutto è preordinato dall’eternità ed è in vista dell’eternità. Allora il nostro giudizio sugli avvenimenti, sulle persone, su noi stessi – anche sulle nostre malattie e infermità, su tutto quello che chiamiamo “limiti” e consideriamo ostacoli – diventa positivo. Andare a Lourdes e scendere nell’acqua della piscina per chi non crede sarebbe ridicolo, ma per chi crede questo gesto è invece segno di umiltà e devozione e dà certamente frutti salutari. Da Lourdes non si torna sempre guariti fisicamente: non è questo ciò che veramente è più necessario; ma se si va a cercare il vero bene, si torna senz’altro guariti e rafforzati spiritualmente, resi più capaci di accettare la sofferenza come una grazia, come un dono di partecipazione alla passione di Cristo per la salvezza di tutti. Consapevoli delle nostre povertà e delle nostre miserie, ci rechiamo oggi spiritualmente a Lourdes, insieme con tutti i nostri fratelli, formando con loro un’unica carovana di malati fiduciosi di ricevere grazia; andiamo a presentare alla Madre di Dio le nostre vere necessità spirituali, perché ciò di cui manchiamo per essere veramente nella gioia – anche se tribolati – è proprio quella più grande fede che porta con sé tutto il corteo delle virtù. Il vero pellegrinaggio della vita è la conversione continua del cuore. Ogni giorno, perciò, decidiamo di intraprendere il “santo viaggio”, sicuri che, per quanto arduo possa essere, Maria, la Madre di Dio e la Madre nostra, è accanto a ciascuno di noi per sostenerci, per incoraggiarci, per rinforzarci, supplendo con la sua preghiera e con la sua materna bontà a tutte le nostre deficienze. Fiduciosi nel suo aiuto, preghiamo dunque con insistenza Dio, Padre misericordioso, perché «soccorra la nostra debolezza, e, per intercessione di Maria, ci faccia risorgere dal peccato alla vita nuova» (cf. Colletta della memoria). Le folle di malati nel corpo o nello spirito che ogni giorno salgono a Lourdes vivono il momento culminante del loro incontro con il mistero della salvezza nella celebrazione della santa Messa e nella solenne Processione con il Santissimo Sacramento. In certo modo si ripete ancora quello che avveniva lungo le vie delle città e per le campagne della Palestina. Ed è proprio lei, Maria, ad aprire la schiera dei poveri; è lei a sospingere tutti verso Colui che è il medico e la medicina. In questi “tristi giorni” nei quali il torbido fiume della corruzione, mescolato al sangue di tanti innocenti, si va sempre più ingrossando fino a minacciare di travolgere tutta l’umanità, unica speranza, unico rifugio di salvezza è proprio Gesù, il Figlio di Dio nato da Maria e da lei continuamente a noi offerto. Tutti i segni di presenza e i messaggi che la Madre in ogni tempo e in vari luoghi fa udire hanno lo scopo di ricondurre i figli smarriti di cuore al Cuore del Figlio che è la Via, la Verità e la Vita. Maria ci sta accanto e ci insegna ad ascoltare Gesù in modo che la sua Parola di vita germogli in noi e vi cresca, sotto l’azione fecondatrice dello Spirito Santo, fino a trasformarci completamente in lui. M. Anna Maria Cànopi osb

  • Gruppo Giovani BMV

     

    Alla luce di quanto emerso dal Sinodo, la nostra Chiesa avverte fortemente

    la necessità di una pastorale giovanile che aiuti a
    far crescere nei giovani la ricerca delle ragioni per vivere e sperare…. (169)
    Dal Direttorio del Sinodo Diocesano

     

     

     

     

    IL GRUPPO SI RIUNISCE OGNI VENERDI’ ALLE ORE 20.00 TI  ASPETTIAMO!

    Occhiolino

    don Vitale

     


  • Essere Parrocchia: Costruire insieme la casa di Dio

    (Lectio divina su 1 Cor 3,10-13; 4,8-13)
     

       Nella casa del Signore siamo tutti poveri servitori e nello stesso tempo siamo tutti scelti e chiamati come preziosi collaboratori; nessuno è escluso. Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna singolarmente e comunitariamente. Fin dall’inizio della Chiesa, fin dalla prima comunità di Gerusalemme (cf. Atti 2-3), i discepoli del Signore hanno sentito il bisogno di sostenersi a vicenda nell’opera evangelizzatrice e hanno formato comunità capaci, a loro volta, di generare alla fede coloro che si convertivano dal giudaismo o dal paganesimo accogliendo il Vangelo.
    Chiunque sia chiamato si sente – ed è realmente – inadeguato per la missione che gli è affidata, tuttavia ciò non può costituire un ostacolo, perché con la chiamata si riceve sempre da Dio anche la grazia per compiere ciò che ci è richiesto; occorre accoglierla e farla fruttificare.
    Secondo la grazia di Dio che mi è stata data – scrive l’apostolo Paolo ai Corinzi – io ho fatto il mio lavoro; eseguendo il progetto del sapiente Architetto, ho posto le fondamenta dell’edificio. Altri poi devono proseguire la costruzione (cfr. 1 Cor 3,10), ma guai se cambiassero ciò che è stato messo alla base! L’edificio crollerebbe; non sarebbe più l’edificio di Dio, ma un’opera umana, magari anche con intendimenti apparentemente buoni, socialmente validi, tuttavia non sarebbe più la “Chiesa di Dio”. Gesù solo è il fondamento: da nient’altro può essere sostituito. Ogni compromesso con il mondo porta fuori strada. Perciò occorre tanta vigilanza nelle scelte concrete: nell’uso del tempo, ad esempio, nelle proposte educative, nello stile di vita…. Se ci chiamiamo cristiani è perché siamo di Cristo; è lui il fondamento della nostra vita. Su di lui, Roccia incrollabile, possiamo costruire insieme, ciascuno portando – secondo i carismi ricevuti – quanto occorre perché l’edificio sia innalzato armoniosamente e risulti saldo e bello. Non bisogna quindi portarvi materiale scadente – come legno, fieno, paglia… – ma pregiato. Alla prova del fuoco, cioè al giudizio finale di Dio, il legno, il fieno, la paglia bruceranno – dice l’apostolo Paolo – resisteranno soltanto l’oro, l’argento, le pietre preziose: il materiale incorruttibile. Ciascuno dunque stia attento a come costruisce, stia attento all’autenticità del materiale di costruzione (cfr. 1 Cor 3,12-13).
    Passando dalle immagini alla realtà ci domandiamo: Che cosa bisogna portare per costruire la Chiesa, la comunità parrocchiale? La fede purissima come l’oro; la carità preziosa come perla di rubino, la speranza sempre vivida come lo smeraldo; bisogna portarvi tutte le virtù della vita cristiana: la preghiera, l’obbedienza, l’umiltà, tutto quello che ci rende somiglianti a Dio, che riflette la sua santità e quindi è degno del cristiano, chiamato a vivere secondo il Vangelo. Dice san Paolo in un altro passo delle sue lettere: «In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4, 8). Ecco, tutto questo è materiale adatto a costruire il tempio di Dio, il suo regno di giustizia e di pace, di santità e di amore.
    San Paolo prosegue la sua lettera proprio indugiando sul mistero della grazia che consiste nell’essere chiamati a collaborare con Dio per trasmettere la vita, la vera vita.
    Possiamo trasmettere con autenticità solo quello che abbiamo ricevuto e nulla possiamo dare che abbia valore, se non è scaturito dall’unica fonte della grazia. I Corinzi, ai quali Paolo scriveva, erano come ragazzi smaniosi di emanciparsi, come adolescenti che, appena hanno appreso qualche cosa, si credono già capaci di autogovernarsi e persino presumono di poter già fare da maestri agli altri. È così facile gonfiarsi d’orgoglio per qualcosa che si crede di sapere! Il vero cristiano, al contrario, riconoscerà sempre, come la Vergine Maria, che è il Signore ad operare in lui e che a lui solo va la gloria, poiché, servendosi di poveri strumenti, sa fare “grandi cose”. Inoltre il cristiano sa che non deve cedere alla tentazione di valutare la validità della propria opera dal successo o dall’insuccesso esteriore. Noi – continua l’Apostolo – siamo considerati stolti agli occhi del mondo, perché rimaniamo fedeli a Cristo crocifisso e partecipiamo della sua umiliazione. È necessario che accettiamo di soffrire per il Vangelo, evitando di gonfiarci di orgoglio come se avessimo già compiuto tutto e fossimo già coronati di gloria. Per la mentalità efficientista del mondo noi siamo degli ingenui e incapaci. Questo non è un motivo per lasciarci venire complessi di inferiorità, cosa che non ha nulla a che fare con l’umiltà.
    Con umiltà e con fede cerchiamo di costruire ogni giorno il Regno di Dio, mettendo a disposizione del Signore la nostra povertà e attribuendo a lui ogni buon risultato.
    Ogni comunità cristiana è una realizzazione dell’unica Chiesa radunata nel Nome dell’unico Signore Gesù Cristo, colmata di Spirito Santo e presentata al Padre come sposa santa e fedele. Il regno di Dio consiste quindi nella vita di fede, di speranza e di carità; consiste nel vivere la Parola di vita che è Cristo Signore.
    Egli ci parla ogni giorno; possiamo sempre confrontarci con la sua Parola per saper costruire unicamente secondo il Vangelo. La vita veramente cristiana e consacrata a Dio davanti al mondo può apparire assurda e suscitare derisione, ma agli occhi di Dio risplende come l’oro, come l’argento e come le pietre preziose che formano la celeste Gerusalemme. È la meraviglia di cui Dio stesso si compiace, perché è opera sua nella quale si riflette la sua immensa gloria.
         

    O Cristo, unico architetto
    e costruttore del tempio santo di Dio,
    fondamento e pietra angolare
    che tutto sostiene,
    rendici saggi collaboratori della tua grazia
    per non lavorare invano.
    Preservaci da ogni forma di orgoglio e presunzione,
    da ogni vanità e ipocrisia,
    da tutto ciò che ci separa da Te
    e dal tuo corpo che è la Chiesa.
    Fa’ che non ci scandalizziamo della tua croce,
    ma che, attingendo da essa luce e forza,
    sappiamo noi pure ogni giorno
    soffrire per il Vangelo,
    per far giungere a tutti gli uomini
    il tuo annunzio di salvezza e di gioia.
    Amen.

    M. Anna Maria Cànopi osb

  • Riflessioni Dal Chiostro: La lectio Divina

    Conoscere Dio attraverso la sua Parola

    La “Lectio divina”

     
    «La Parola di Dio è la prima sorgente di ogni spiritualità cristiana» (Vita consecrata, n. 94). Questa affermazione semplice e chiara espressa dal Magistero ecclesiale non lascia più alcun dubbio sull’importanza della lectio divina, preziosa eredità trasmessa a noi dai santi padri, trascurata per secoli, ma ricuperata dopo il Concilio Vaticano II.
    «In principio – alla sorgente – sta la Parola…» e la Parola impone il silenzio per essere ascoltata e accolta.
    Maria: la più bella icona di “lectio divina”

    Per questo la più bella icona di lectio divina è e rimarrà sempre Maria di Nazareth, che tutta si offre quale terreno vergine fecondato dallo Spirito per l’incarnazione del Verbo e la generazione, in Lui, della nuova umanità. Maria, la silenziosa, l’ignara di sé, la tutta protesa al servizio della vita, diventa il luogo santo, il tempio della divina Presenza. Ma questo è avvenuto in Lei perché era veramente un cuore tutto in ascolto.

    Non c’è davvero icona più bella di questa, e la troviamo in certo modo riflessa nell’atteggiamento di un’altra Maria, quella seduta ai piedi di Gesù nella casa ospitale di Betania (cf. Lc 10,38-42). Mentre Marta è premurosamente intenta alle faccende di casa, Maria pende dalla bocca del Maestro, è tutta intenta a Lui, dedica a Lui l’attenzione adorante del suo cuore e si sente pienamente appagata dal suo sguardo, dalle sue parole che le si imprimono dentro facendo di lei la viva pagina su cui egli scrive i suoi divini misteri.

    Lectio veramente divina è, infatti, quella che opera una piena comunione d’amore con Dio e che trasforma la creatura divinizzandola.

    Fondamentali disposizioni per la “lectio divina”

    La lectio è dunque un evento di grazia, in essa si rinnova continuamente il mistero dell’Incarnazione. Ma perché possa essere quello che è e operare ciò che deve operare, è necessario avere alcune fondamentali disposizioni. Anzitutto umiltà e purezza di cuore, fede e gratuità.

    Soltanto un cuore libero da pregiudizi sa ascoltare la Parola della S. Scrittura veramente come Parola di Dio e affidarsi ad essa senza riserve ponendosi davanti alla pagina sacra come davanti alla Persona stessa di Cristo, sotto il suo sguardo, in un incontro a tu per tu, con il cuore pieno di stupore e di ammirazione.

    L’ascolto orante e adorante è autentica contemplazione e non si esaurisce nel tempo specificamente dedicato alla lectio, poiché diventa un costante atteggiamento interiore di attenzione amorosa a Dio.

    Sarebbe infatti errato pensare che la contemplazione escluda l’attività. Essa non stacca dal reale e dal quotidiano, ma sviluppa la capacità di vedere tutto nella luce soprannaturale e di mettersi in relazione con le persone e le cose non dietro la spinta delle passioni (quali la concupiscenza, l’ambizione, lo spirito di possesso e di dominio…) ma nella libertà che è propria del cuore casto e indiviso.

    La familiarità con la S. Scrittura porta ad una ampia e profonda assimilazione, alla acquisizione di una mentalità biblica che sa vedere in tutto e al di là di tutto la presenza di Dio e il compiersi della sua opera di salvezza. Così anche negli avvenimenti della storia – personale o comunitaria – e nelle quotidiane situazioni esistenziali lo sguardo del cuore, reso più penetrante, vede la presenza del Signore.

    È possibile, dunque, anche oggi non solo a chi vive nel silenzio del chiostro, ma anche a chi si trova immerso nel ritmo concitato della società, coltivare l’anelito alla contemplazione, mettendosi in ascolto della Parola che dà senso a tutte le realtà della vita presente in rapporto con la vita futura, che già è iniziata in noi mediante l’unione mistica con Cristo.

    La lectio divina ci conduce, dunque, alla conoscenza esperienziale dell’Amore divino; ci fa vivere Cristo; ci fa vedere il Padre con gli occhi del Figlio nel vincolo di Carità che è lo Spirito Santo. È un regale cammino di santità.
     

    M. Anna Maria Cànopi, osb
    Abbazia Benedettina «Mater Ecclesiæ»
    Isola San Giulio – Orta (Novara)

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