Il miracolo delle nozze di Cana e il dono della fede
Siamo qui davanti a te, Signore. Ti guardiamo in questo pezzo di pane ed in questo calice di vino e desideriamo che questo tempo sia per te e in ascolto di te. Facci la grazia del silenzio; metti a tacere, con la tua presenza, tutti quei pensieri che ci impediscono di contemplarti. Ti guardiamo e sentiamo in noi il peso delle nostre divisioni, dei nostri limiti, dei nostri muri. Signore GesĂą, ti sei fatto uomo, sei nato da Maria, hai vissuto in una famiglia, sei stato battezzato nel Giordano, a Cana hai manifestato la tua potenza donandoci un vino nuovo, hai percorso le strade della Palestina annunciando il Vangelo e portando la pace, ti sei trasfigurato sul Tabor, hai condiviso le gioie e le sofferenze degli uomini del Tuo tempo. ” title=”<--break-->“>Prima di lasciarci, ci hai promesso che per sempre saresti stato con noi, presente in questo pane e questo vino della nuova ed eterna Alleanza. Signore, da noi desideri una cosa sola: dimostrarti il nostro amore con la nostra vita, anche se deboli e fragili ma pieni di speranza, accompagnati con fedeltĂ dal tuo Spirito. FĂ che questo momento di adorazione si prolunghi nella quotidianitĂ della nostra vita, per riconoscerti e contemplarti nei volti di coloro che ogni giorno ci doni di incontrare.
Canto
Momento di silenzio

“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv.2,1-5).
A Cana, durante una festa di nozze, Gesù compie il suo primo miracolo su richiesta di Maria, sua Madre. Ella che, nell’Annunciazione, con il suo sì aveva reso possibile la venuta al mondo del Figlio di Dio, ora, fidando nel potere ancora non svelato di Gesù, provoca il suo “primo segno”: la prodigiosa trasformazione dell’acqua in vino.
Nella Bibbia il vino è detto sangue dell’uva e nell’acino d’uva è racchiusa la benedizione di Dio. Un Rabbino non ne sciuperebbe mai, perché il suo nettare ricorda il patto d’amore tra Dio e l’uomo. Il vino è anche la bevanda della festa, appunto, e dunque è simbolo di gioia e di quelle realtà spirituali cui l’uomo anela. Qui, due sposi non hanno più vino: non hanno la gioia. Hanno si l’amore, ma un amore svuotato del suo significato più profondo. Maria, il cui occhio materno vigilava e vigila tutt’oggi, con sempre la stessa prontezza, su noi e sulla Chiesa, sa cosa occorre, quando occorre, come occorre…E, allora, in quel “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, è racchiuso tutto il programma di vita che Maria Maestra realizzerà come prima discepola del suo Signore, precedendo, nella fede, gli stessi discepoli che crederanno solo dopo il miracolo. La sicurezza con cui si rivolge al Figlio, certa di essere esaudita, esorta anche ciascuno di noi a fare altrettanto: essere coraggioso nella fede, senza esitazione, per sperimentare, nella vita di ogni giorno, la verità della parola evangelica: “Chiedete e vi sarà dato”. La stessa fede ardente, Gesù la chiederà per tutti i miracoli che verranno, la pretenderà e, davanti ad essa, cederà sempre! Quando la vita di comunione con Dio sembra faticosa o peggio sbiadita, consueta; quando la sposa appare invecchiata e senza festa la vita quotidiana, la grandezza della fede di Maria e la forza della sua preghiera ci dicono che Cana è una certezza: nelle nozze che Cristo celebra ogni giorno, nel suo sangue versato per l’umanità , c’è la garanzia che il vino nuovo e abbondante non mancherà più sulla mensa dell’umanità . La presenza di Maria saprà indirizzarci allo sposo: l’unico capace di colmare la vita della pienezza dell’eternità .
Canto

Momento di silenzio
Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio”. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finchè non verrà il regno di Dio”. Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “ Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “ Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc.22,14-20).
L’abitudine alla celebrazione del convito eucaristico ci fa spesso dimenticare il significato unico, e quasi del tutto inatteso, anche per la cultura religiosa ebraica, della scelta di Gesù di lasciare ai discepoli, come ricordo di sé, il comando di radunarsi per un banchetto.
Come ricordo non lascia, dunque, un segno di lutto e di rimpianto, ma un simbolo di vita e di festa, perché tale è sempre un banchetto, anche se si svolge in circostanze di dolore o di paura. Quando si mangia insieme, quel farsi forza mediante il nutrimento, è sempre un segno di speranza nella vittoria della vita. Gesù sapeva, infatti, che la sua morte non sarebbe stata una sconfitta, ma la positiva conclusione della vita, perché inseriva nel mondo un atto risolutivo di amore e di perdono di purezza infinita, il segno supremo della benevolenza divina nei confronti delle debolezze e degli errori umani. Scegliendo l’atto di mangiare e bere con i suoi, perennemente identificato con il pane e con il vino, Gesù, da buon ebreo, dà all’atto di cibarsi il valore di una benedizione divina. Ogni cibo, infatti, per l’ebreo, è un dono di Dio, e Gesù che muore facendosi pane e vino diventa il dono più grande che Dio abbia potuto fare al mondo per assicurargli la vita. Seduti a mensa con Gesù, i discepoli si rendono conto della loro debolezza e del bisogno che hanno di lui e, pur non comprendendo tutto ciò che sta accadendo, sentono di dover rendere grazie al Padre per Gesù. Vivere in atto di perenne Eucaristia (rendere grazie) diviene, dunque, la disposizione costante del loro animo. In questa attitudine di riconoscente dipendenza, essi si trovano uniti a Dio nel modo in cui deve esserlo ogni creatura. In quel banchetto dominato soltanto dall’amore che dona e dall’amore che ringrazia ricevendo, il mondo diviene come Dio lo vuole. Nei gesti di amore e condivisione della cena, Gesù raggiunge il vertice della sua potenza salvifica; egli trasmette ai discepoli la sua stessa convinzione che a Dio si deve dire “si” incondizionatamente , anche se il prezzo è la morte. Il “si” di Gesù a Dio si è realizzato in tutta la sua vita in amore e protezione per le creature che Dio ama e salva nonostante loro stesse. Condividerlo significa anche per i discepoli porre la fraternità al di sopra di tutto, amando e servendo anche i nemici: dunque, a qualunque prezzo.
Canto
Momento di silenzio
Nell’ultima cena, tutto ciò che doveva essere detto è stato detto e tutto è stato mostrato. E la Pasqua, anticipata nei segni del pane e del vino, abbraccia tutta la storia e ogni istante, svelando l’amore fedele ed eterno di Dio del quale fare perenne e rinnovata memoria. Deponiamo nel suo cuore i nostri desideri più profondi, le nostre richieste, i problemi che ci inquietano confidando in lui, lasciando fare a lui, lui che tutto sa e conosce cosa è meglio per noi.

E Maria, umanissima e “piena di grazia”, colei che ha saputo fare spazio all’irrompere di Dio nella sua storia, è modello di ogni credente. Ciò che è avvenuto nella sua umile esistenza di donna ebrea, può avvenire nella vita di ciascuno di noi purchè facciamo spazio all’azione dello Spirito. Dunque: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”: facciamo nostro questo invito pressante, urgente che Maria, questa sera, ci rivolge: questa è la vita, non ve ne sono altre. Dal canto nostro chiediamole di mostrarci il volto umano e materno di Dio e di continuare a chiedere, per noi, a Gesù, come alle nozze di Cana: “Non c’è più vino”.
Ripetiamo insieme: Esaudiscici, Signore
-Signore, hai partecipato il tuo sacerdozio alla santa Chiesa: fa che fedele alla sua missione, offra ogni giorno sacrifici di lode a Dio e invochi il tuo nome per la salvezza di tutti gli uomini. Esaudiscici, Signore
-Signore, hai dato al tuo popolo te stesso come pane di vita: sostieni quanti sono impegnati nelle realtà socio-politiche, perché siano animati da spirito di servizio nella promozione della persona umana e del bene comune. Esaudiscici, Signore
-Signore, hai istituito la nuova ed eterna Alleanza: affretta l’ora in cui i cristiani delle diverse confessioni partecipino insieme all’unica mensa eucaristica e faremo una sola famiglia nel vincolo della fede. Esaudiscici, Signore
-Signore, hai radunato noi, tuo popolo, per celebrare la Santa Cena: la comunione al tuo corpo e al tuo sangue ci renda capaci di offrire noi stessi come sacrificio per annunciare al mondo il tuo amore. Esaudiscici, Signore
Canto finale