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Veglia del Giovedì Santo 2015

 

“…Avvenga per me secondo la tua parola…” (Lc 1,38)

“… Non sia fatta la mia, ma la tua volontà…” (Lc 22,42)

“…La fede, la speranza e la carità.

Ma la più grande di tutte è la carità!…” (1Cor 13,13)

 

Il “Si” di pochi ha salvato tanti; il “Si” di tutti salverebbe ciascuno.

 

Il Figlio di Dio, nato da Maria l’umile fanciulla di Nazaret, è venuto nel mondo per porre la sua dimora tra gli uomini, farsi carico di tutte le miserie umane e purificarle col lavacro del suo infinito amore. Gesù è la mediazione con cui Dio sceglie di salvare il mondo: chi non riconosce questa “pazzia”è già stato “condannato”. Il cuore dell’uomo fatica a riconoscere la sconvolgente rivoluzione portata da Cristo. Il Suo sguardo di verità sa mettere a nudo le nostre povertà, le nostre paure e le imperfezioni che, con tanta maestria, sappiamo nascondere. Tentare di non vedere questa verità ci condanna a vivere a metà, a rinunciare ad una vita piena. Chi segue, senza timore, la Parola del Signore, che è la verità, invece, scorge la promessa e riesce a riconoscere che la propria vita è nelle mani di Dio e che ogni giorno è scritto da Lui. E’ un cammino che risveglia, in noi, il desiderio di essere la visibile e reale presenza storica di Cristo nel mondo intero. Non nasce grande l’uomo ma è destinato, se lo vuole, a diventarlo, raggiungendo la pienezza di vita di quel Padre che l’ha voluto, pensato, programmato, chiamato, amato. Come? Pensando, agendo, volendo, amando come Gesù: impegno bellissimo, ma anche tanto difficile: dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, la nostra fragilità. La montagna da scalare è alta e difficile. Ma, pur nella consapevolezza della nostra incapacità a compiere il grande cammino, mai dobbiamo dimenticare che l’Amore spiana la strada perché tutto non è opera delle nostre mani, né della nostra intelligenza, ma dello Spirito Santo che è potenza divina trasformante e divinizzante. Certo occorre volerlo, con tutte le nostre forze, che questo Spirito ci prenda, ci infiammi, ci rinnovi profondamente così da poter ripetere, quotidianamente, la stessa offerta-accettazione di Maria, atto di consapevolezza umana: “Eccomi, sono la serva del Signore,  si faccia di me secondo la tua parola”.

 

CANTO:

PAUSA DI SILENZIO

 

“Poi  preso un pane rese grazie, lo spezzo e lo diede loro dicendo: questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me”.

L’Eucaristia, che racchiude l’amore fedele e colmo di tenerezza di Dio per il suo popolo, è un dono che inquieta. Con la fatica che facciamo per capirla, ci viene ricordato continuamente che è Dio  a rivelarsi all’uomo, non è l’uomo che scopre Dio. E’ Gesù che offre se stesso; è Dio che in questa maniera, inaspettata e imprevedibile, si rivela a noi. Partecipare a questo dono deve far sentire ad ogni cristiano l’ansia di un regalo che, liberamente offerto, se accolto, attende a sua volta di essere condiviso.

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Ma qual’è il modo giusto per seguire Gesù e servirlo nei fratelli? La risposta non è al di fuori dell’Eucaristia, luogo in cui Gesù chiama dalla croce. Egli, attraverso il pane spezzato e il calice che offre, ripete il gesto dello spogliamento della croce, ed è proprio in quanto servo povero, umile, crocifisso, che ci chiama. La nostra vocazione va ripensata, paragonata sempre con questo termine. Gesù che adoriamo, che riceviamo nella comunione, è colui che viene come il Figlio totalmente donato, per affidarci il mandato, la missione che è l’essere come lui: donati, dati, spesi, dedicati:  dedizione e servizio, dunque, sono la misura della nostra vocazione storica nella chiesa. Le parole: “Fate questo in memoria di me”, non vanno intese semplicemente come un invito a celebrare l’offerta del Corpo di Gesù, ma piuttosto come invito ad offrire i nostri corpi così come lui ha fatto, ricordandoci della sua morte:  non troveremo la gioia profonda dell’essere, cioè la nostra vera identità, se non ci commisureremo con la capacità di servizio di Gesù. Dobbiamo dare corpo e sangue per i fratelli, dobbiamo lasciarci mangiare e consumare: questa è la sola forma che ci permette di realizzare la nostra umanità. L’Eucaristia, contemplata in questo modo, ci farà capire cosa ci dispone a servire con amore e con gioia, e cosa ci porterà ad approfittare, a carpire, a usurpare, a usare gli altri. L’Eucaristia, vissuta con serietà, diviene una continua correzione dei nostri sbagli e una continua rettifica della nostra ricerca.

CANTO

PAUSA DI SILENZIO

 

“Così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Domani, una catena di dolori si abbatterà sul cuore e sul corpo dell’Uomo-Dio, scandendo la sua infinita pazienza insieme alla ferocia del potere delle tenebre, la crudeltà dell’uomo e il mistero del peccato. Per quanto noi desideriamo stargli vicino, non riusciamo a comprendere, fino in fondo, quanto gli sia costato l’amore, quanto la sua donazione. Domani, mentre si affaccerà, in solitudine, sul mistero del suo destino e suderà sangue per l’orrore, i discepoli dormiranno. Domani, “Andrà  alla croce” e su di lui si poserà lo sguardo di sua Madre che, con la Maddalena, Giovanni e pochi altri che avranno compassione, non potendo opporsi alla prepotenza del male, potranno solo accompagnarlo, con sofferenza, lungo il cammino di dolore. Domani, la spada predetta da Simeone  scarnificherà il cuore di Maria che, come tutto il gruppo delle donne da lui tanto amato, non si rassegnerà e aspetterà con loro ancora qualcosa a cui l’amore dà diritto.

 

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Nessuno avrà il coraggio di dirle parole, né lei le cercherà perché avrà la sua compagnia dentro e riempirà l’aspettativa della nuova rivelazione, riandando con la memoria alle altre attese, iniziando dalla prima a cui la chiamò l’angelo. Milioni di cuori, poi, lungo i secoli, si ristoreranno alla sorgente purissima dell’annunzio che fa vero l’impensabile: il bisogno di ognuno di veder risorgere i morti!

 Stanotte, Gesù, vogliamo stare in compagnia di tua Madre, per vivere questo tempo con lei. A te, invece, che hai detto: “Beati quelli che crederanno, senza aver visto!” inventando, così, una nuova beatitudine solo per noi, chiediamo di continuare a mostrare all’intelletto la luce della tua verità, perché trovi senso e orientamento nella ricerca; di  donare al cuore la forza della tua santità; di vincere l’incredulità, rendendo genuina la nostra fede nella tua risurrezione e nella nostra. Spiegaci la verità, Signore;  spiegaci la gioia, ora e sempre, nei secoli dei secoli. COSI’ SIA

 

CANTO:

PAUSA DI SILENZIO

 

“Se non ho la carità non sono nulla”.

 

L’Amore è l’arma più forte dell’uomo. E’ linfa di vita, è senso del tutto. Nulla può avere una ragione superiore all’Amore. E nulla può darci di più.

Ma bisogna avere fede in questo Amore che quieta l’angoscia del dolore, ed è più forte della morte. Occorre, cioè, essere disposti verso il più grande dei sentimenti, con tutte le forze, con tutto quello che è in noi.

Gesù, il Figlio di Dio, si mette a servizio di tutti e, senza possibilità di fraintendimenti, dà un insegnamento deciso: “Vi ho dato l’esempio perchè così facciate anche voi”. Questo è il messaggio, tutto il resto non conta.

Bisogna avere coscienza dell’Amore che, da quel giovedì santo, ha pervaso il mondo e della necessità assoluta di diffonderlo.                                                        

“Nessun’altra religione ha interposto tra Dio e il fedele l’Amore, con tutti i suoi scompigli, la stravagante logica e i turbamenti che induce nelle anime” (J.Rivière).

Ma è soltanto l’Amore, con la sua luce sfolgorante, a tenere l’anima attenta, desta e vigile, obbligandola a rimanere vibrante, armata, sempre pronta. Pronta a condividere la gioia, l’entusiasmo, i sogni, la fragilità, la forza; ad ascoltare, comprendere, consigliare, attendere, avere pazienza, sopportare; a navigare tra burrasche e venti contrari senza mai perdere il senso della navigazione e quello della rotta. Questo è il Mistero d’Amore del Giovedì Santo.

Se capito fino in fondo, rende forti i deboli, audaci i vili, liberi gli schiavi, misericordiosi i duri di cuore e, a tutti, rivela la miseria del povero orgoglio umano e la onnipotenza, invece, della umiltà eroica.

 

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L’immensa grazia ricevuta impegna a fondo e il patto d’Amore sottoscritto ci “condanna” al “mai più riposo”, perchè “ci sarà chiesto in ragione di quanto abbiamo ricevuto”.

Ma colui che, nel suo Amore infinito, ha dato vita all’Eucaristia, ci ha detto di non temere perchè, varcata la soglia dei nostri poveri cuori, dissiperà ogni paura inondandoci della sua pace, secondo la promessa fattaci:” Non temete, perchè sarò con voi fino alla fine del mondo”.

Solo l’Amore forte può testimoniare la speranza che non delude

 

 

CANTO:

PAUSA DI SILENZIO

 

Ti ringraziamo, Signore, perché ci hai permesso di entrare in un itinerario di preghiera e di comunione. Guidaci, o Padre, in questo cammino; metti sulla nostra bocca le parole vere; metti nel nostro cuore i sentimenti veri; nelle nostre mani e  nei nostri corpi i gesti veri. Non permettere in noi nulla di artefatto o di forzato, ma accresci in noi la spontaneità e la verità del servizio e rafforzati nella fede possiamo rinnovare la nostra piena adesione a te.

Alle invocazioni rispondiamo: Ascoltaci, Signore.

-Signore Gesù che sei stato in tutto obbediente al Padre, donaci lo Spirito d’amore che ci renda docili alla tua Parola, affinchè in ogni avvenimento della nostra vita possiamo dire con fede: tu sei il Signore! Per questo ti preghiamo: Rit.

-Signore Gesù, il tuo corpo fatto Pane alimenti in noi la carità verso tutti, perché sappiamo chinarci con amore sui nostri fratelli più poveri ed emarginati, dicendo con fede: tu sei il Signore! Per questo ti preghiamo: Rit.

-Signore Gesù che, risorto da morte, ti sei reso presente ai tuoi apostoli e hai risvegliato in loro la fede e la speranza, fa che ti sappiamo riconoscere negli umili segni della tua presenza eucaristica da esclamare: tu sei il Signore! Per questo ti preghiamo: Rit.

 

CANTO FINALE:

 

 


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