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MISERICORDIA La parola materna che non conosce legge

 

GIOVEDI’ SANTO 2016


CANTO INIZIALE

Dal Vangelo secondo Luca (6, 27-37)

“Ma a voi che mi ascoltate io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male. Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; se qualcuno ti leva il mantello, lasciagli prendere anche la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e se qualcuno ti ruba ciò che ti appartiene, tu non richiederlo. Come volete che gli altri facciano a voi, così fate loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.  Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. Se fate dei prestiti a coloro  da cui sperate di ricevere, che merito ne avrete?  Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare alcunché e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo. Egli infatti è buono anche verso gli ingrati e i cattivi. Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi sarà perdonato. Date e vi sarà dato: ne riceverete in misura buona, pigiata, scossa e traboccante, perché con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato anche a voi”.



                                               MISERICORDIA  è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità.

                                               MISERICORDIA  è l’atto supremo e ultimo con il quale Dio ci viene incontro.

                                               MISERICORDIA è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda

                                                                       con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita.

                                               MISERICORDIA  è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza

                                                                       di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato

                                                                                                                                     (Papa Francesco)


                                                                                                             

PAUSA DI SILENZIO

CANTO 

L’uomo ha sempre avuto fame di misericordia, spesso inconsapevole ma manifesta e visibile. Il grido più ripetuto dei salmi, la preghiera che riassume tutte le altre, è: Signore, fa che io viva, non farmi cadere nella fossa (Sal 103,4); ridammi vita; affrettati a salvarmi; e, sempre, per il tuo amore. La domanda di vita è la domanda salmica per eccellenza.  Vita  sempre mancante, vita claudicante, vita diminuita, vita minacciata. La preghiera è fame di vita. Aprendo la Bibbia ci accorgiamo, con sorpresa, che all’uomo non è chiesto di espiare il peccato ma di confessarlo. Sono peccatore dalla nascita, dice Davide  nel suo Miserere(Sal 51,1), mi ha concepito nella colpa mia madre; ma poi c’è una esplosione di verbi: purificami, lavami, fammi sentire gioia, distogli, cancella, crea, rinnova, dilata, sostienimi, liberami. Per ventisette volte, nei venti versetti del salmo, dilaga l’agire del Signore, in un traboccare di verbi in cui irrompe il Tu di Dio sopra l’io dell’uomo. Solo sei verbi ricordano il peccato dell’uomo, tutti gli altri cantano gli effetti dell’azione di Dio; una grande mano che ti spinge in avanti, un motore che si accende, un turgore di vita, un cuore libero e generoso, un animo forte, la gioia di poterlo gridare a piena voce a tutti. E alla fine il perdono ha  l’effetto straordinario di trasformare il peccatore in maestro di fede: “Insegnerò ai ribelli le tue vie e i peccatori a te torneranno” (Sal 51,15). Nessuna logica giudiziaria nel salmo 51, ma uno schema di rinascite. In Dio non un tribunale che emana sentenze, ma un luogo dove si rinasce e si riparte, un cuore guarito e nuovo, un vento che gonfia le vele. “Perdono” nel Vangelo è detto con un verbo di moto: vado da un luogo ad un altro, mi muovo, esco da prigioni, dai miei ergastoli interiori, dai sensi di colpa e dai pesi che mi tiro dietro, esco dalla nicchia, dal buco dove credo di vivere e non vivo. La misericordia che perdona è una forza mite e possente che rimette la mia barca sul filo della corrente, che fa ripartire la carovana al levar del sole; non un colpo di spugna, ma un colpo di vento verso il futuro.

                                                                                                                                                   (Ermes Ronchi, biblista)

PAUSA DI SILENZIO

CANTO


L’uomo ha sempre avuto fame di misericordia perché la misericordia quando si manifesta è, nella sua essenza, una passione. Come ogni passione vede coincidere debolezza e forza, abbandono e azione, umiltà e dignità. L’uomo misericordioso è e si sente una docile fibra dell’universo, miracolato dal sorgere del sole e incantato dall’aura della luna.  E‘ piccolo e debole, ma nello stesso tempo l’uomo misericordioso è forte, perché sa vincere se stesso e sa far prevalere l’amore con cui siamo stati plasmati fin dal primo istante. Misericordia significa impegnarsi perché il bene prevalga. E giunge il Dio che si fa uomo a riempirci di pane, a gonfiarci inebriandoci dell’agognata misericordia. Al popolo dell’attesa viene dato il figlio di un Padre follemente innamorato dell’uomo. Sulle vie del mondo Cristo è il samaritano dell’umanità calpestata, affamata, massacrata. Ai bordi delle strade incontra poveri, migranti, perseguitati e la folla di duemila anni fa e di oggi che domanda salvezza. Cristo è sempre pronto a chinarsi per sollevare l’umanità, abbracciarla, condividerne il mistero del dolore fino alla morte di croce. La strada è segnata con chiarezza: “Amatevi come io vi ho amati” (Gv 15,12). Non un imperativo morale, ma la gioia di una vita nuova, possibile perché è Lui ad amarci per primo. Cristo è l’Agnello di Dio, che prende su di sé il peccato del mondo e sradica l’odio dal cuore dell’uomo. Ecco la sua veritiera “rivoluzione”: l’amore.  La misericordia dell’uomo è una passione e una fame. La misericordia di Dio è la sua essenza: il segno del suo mistero e della sua evidenza.

                                                                                                                       (Roberto Mussapi, poeta e drammaturgo)

 

PAUSA DI SILENZIO

CANTO


Un pastore che sfida il deserto (Lc 15,4-7), una donna di casa che non si dà pace (Lc 15,8-10), un padre esperto in abbracci (Lc 15,11-32). Le tre parabole della misericordia sono davvero il Vangelo del Vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che è la più bella notizia che potevamo ricevere. C’era come un feeling misterioso tra Gesù e i peccatori, in tanti accorrevano ad ascoltarlo, lui  si intratteneva a tavola  con loro, stavano bene insieme. Un comportamento che scandalizzava i farisei: questi peccatori sono nemici di Dio!  E Gesù a mostrare che Dio è amico di quanti gli sono nemici. Sono lontani dalla fede, e Gesù a  mostrare che nessuno va così lontano che Dio non lo abbia già raggiunto. E spiega e motiva  la sua amicizia con i peccatori con tre parabole tratte da storie di vita: una pecora perduta, una moneta perduta, un figlio che se ne va e si perde. Storie di perdita, che mettono in primo piano la pena di Dio quando perde e va in cerca, ma soprattutto la sua gioia quando ritrova. Ecco allora la determinazione del pastore, quasi un inseguimento della sua pecora per steppe e petraie. Se noi lo perdiamo, lui non ci perde mai. La pecora smarrita non trova da sé il pastore, è trovata; non sta tornando all’ovile, si sta allontanando ma a rischio della vita; il pastore non la punisce, è viva e tanto basta. E se la carica sulle spalle perché sia più leggero il ritorno.  Immagine bellissima di un Dio che non guarda alla colpa ma alla debolezza, e tutto contento chiama gli amici e dice loro: rallegratevi con me. Ecco “l’ingiustizia” della misericordia, la pecora è trovata non perché si converte ma perché il pastore si è convertito a lei. Dove l’uomo dice “perduto”, la misericordia dice “trovato”; dove l’uomo dice “finito”, la misericordia dice “rinato”. La pena di un Dio donna-di-casa che ha perso una moneta; che accende la lampada e si mette a spazzare ogni angolo e troverà il suo tesoro, lo troverà sotto tutta la spazzatura raccolta nella casa.

E mostra come anche noi, sotto lo sporco e i graffi della vita, sotto difetti e peccati, possiamo scovare sempre, in noi e negli altri, un piccolo tesoro. Il padre buono infine, che getta le braccia al collo del figlio che torna, che non gli importa niente di tutte le scuse che ha preparato, perché alla fedeltà del figlio preferisce la sua felicità. Dio è padre  solo se ha dei figli vivi e felici. Tutte e tre le parabole terminano con lo stesso “crescendo”. L’ultima nota è una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra: vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

                                                                                                                                                   (Ermes Ronchi, biblista)

PAUSA DI RIFLESSIONE

CANTO


Chi è misericordioso partecipa alle lacrime e ai sorrisi degli altri, vive con loro, in loro, si fa fratello e sorella: aggiunge più cuore al suo cuore e più mente alla sua mente. Misericordia è farsi, come Dio, vulnerabili: lasciarsi ferire dal dolore, dal bisogno, dalla sete di giustizia di altri. Misericordia è farsi prossimi, sporcarsi la mani per fasciare e guarire. Buttarsi nel folto della vita, ascoltare il grido dei poveri e il gemito di tutto il creato, consolare e lottare, pregare e agire. Misericordia è anche celebrare insieme agli altri la vita. Come a Cana, nella festa del vino inatteso, abbondante, migliore. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7). E’ l’unica beatitudine in cui ai beati è promesso ciò che hanno già, ricevono ciò che hanno donato: misericordia. In tutte le altre beatitudini c’è uno spalancarsi di altri doni: i poveri hanno il Regno, i miti hanno la terra, i puri di cuore hanno la visione di Dio. Chi elargisce briciole di misericordia riceverà l’intera misericordia, qualcosa di così importante da essere equiparata a Regno, a visione di Dio, a figliolanza divina, al possesso della terra, promessi dalle altre beatitudini. La misericordia è qualcosa che spezza il cerchio del tempo, che vale per l’oggi e per il domani.

Una passione in grado di attraversare l’eternità, quasi il viatico con cui l’uomo, nomade d’amore, si attrezza per il grande viaggio, per l’ultima frontiera. “Siate perfetti come il Padre” (Mt 5,48), “Siate misericordiosi come il Padre” (Lc 6,36). Sovrapponiamo le due frasi e ci accorgiamo che la perfezione di Dio coincide con la sua misericordia. “Dove c’è misericordia c’è Dio. Dove c’è rigore forse ci sono i ministri di Dio, ma Dio non c’è-Deus deest” (sant’Ambrogio). E allora la perfezione tra noi, la perfezione nella mia casa, nella mia comunità, nel mio cuore, nella mia famiglia, la perfezione nelle mie relazioni è la misericordia, viscere di madre che lo Spirito feconda: scandalo per la giustizia, follia per l’intelligenza, consolazione per tutti noi debitori. Il debito di essere amati da un Dio così, si paga solo diventando come lui, “infinita passione per l’esistente” (Kierkegaard).

                                                                                                                                                  ( Ermes Ronchi, biblista)

                        

                           

“Lodate il Signore perché è buono:

          perché eterna è la sua misericordia….

                            Egli solo ha compiuto meraviglie:

                           perché eterna è la sua misericordia.

  Ha creato i cieli con sapienza:

                    perché eterna è la sua misericordia…

                             Guidò il suo popolo nel deserto:

                          perché eterna è la sua misericordia”

                                                                                  (Sal 136)

 

CANTO FINALE

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